Dopo la divulgazione delle denunce di Leo Taroni su Fondazione, Vibo Valentia e Flos Mundi, il Gran Maestro Antonio Seminario querela il Quotidiano del Sud. Settantadue ore dopo arriva un altro duro articolo di Iacchite’. si attende ora il colpo di grazia di Giuseppe Pipitone sul Fatto Quotidiano. Da Telegram l’esasperazione dei massoni italiani per una giustizia troppo lenta
“Massoneria. Il Goi denunciato al Servizio Centrale Investigativo per la criminalità organizzata”, così ieri ha tuonato dalle sue colonne virtuali la testata giornalistica Iacchite’, riprendendo con ulteriori approfondimenti l’articolo del 7 maggio scorso del Quotidiano del Sud, di Antonio Anastasi, valso quattro giorni fa la richiesta del GOI di 250.000 euro di indennizzo per danno d’immagine.
Lo scandalo è destinato ad ingrossarsi, e a questo punto il conto alla rovescia è proprio per l’articolo in uscita sul Fatto Quotidiano, che inevitabilmente sarà ripreso da Dagospia (e da lì in poi… amen!).
Le denunce di Taroni girano, i giornalisti se le passano tra di loro e ciò che contengono non ammette più proroghe per la magistratura italiana.
In sede civile si attende da due anni, arrivate per ora solo ordinanze contraddittorie nelle quali prima si è voluto conservare il principio ordinamentale del “favor voti”, che porterebbe il Gran Maestro eletto Leo Taroni a governare il Grande Oriente d’Italia, poi con una strampalata interpretazione di Cassazione 18047/2010 si è maldestramente tentato di sovvertire il granitico principio ordinamentale, il quale, dopo che abbiamo strillato molto forte pubblicamente, anche con un appello diretto al Presidente Mattarella, è stato da ultimo riposto in sella dal giudice Maurizio Manzi.
La Corte Suprema di Cassazione con la sentenza n. 18047/2010 ha sancito, infatti, che in tema di elezioni vige il principio del “favor voti”, il quale impone che la manifestazione della volontà, per come emerge dal corpo della scheda elettorale, debba essere il più possibile conservata, a meno che non sia violato l’indispensabile requisito di segretezza del voto, oppure specifiche norme disciplinanti lo scrutinio prevedano la nullità del voto espresso in maniera difforme da quella prevista.
Questo ovviamente non può significare, come frainteso dalla giudicessa Flora Mazzaro nella sua ultima ordinanza, che la libertà di espressione elettorale possa essere minata dal comportamento omissivo o fraudolento di un presidente di seggio, oppure che una “norma sulla nullità del voto” possa riferirsi ad un comportamento che non è nella disponibilità dell’elettore ossevare (come ad esempio la verifica della regolarità formale delle schede, che infatti non spetta all’elettore ma ai preposti organi elettorali).
In sede penale, invece, le denunce del Gran Maestro eletto Leo Taroni attendono il loro esito da un anno. E sono accuse molto gravi, che riguardano reati associativi che, se davvero commessi (e questo lo potranno dire solo gli inquirenti) sono tali da mettere in forte stato di stress l’intera Massoneria italiana.

L’APPELLO DI VOCE DI HIRAM AI MAGISTRATI: “DATEVI UNA MOSSA!”
Per queste ragioni, nella giornata di ieri il Canale Telegram Voce di Hiram ha diramato un preciso Comunicato, che riportiamo integralmente:
Voce di Hiram ritiene che l’onda dello scandalo si stia ingrossando, come era prevedibile.
Voce di Hiram ritiene che dopo due anni sia giunto il tempo che lo Stato italiano ci dica se viviamo ancora in un quadro ordinamentale di diritto, o se valgono la legge del sopruso e la tagliola del più forte.
I massoni giustinianei vogliono sapere se Leo Taroni è il loro legittimo Gran Maestro!
I massoni italiani esigono di conoscere se sono stati commessi reati, e da chi.
Datevi una mossa! Lasciare la Massoneria italiana nello stato in cui si trova, ancora per molto tempo, può risultare molto pericoloso per il nostro Paese.