“Il G.O.I. non può essere distrutto e la nostra prossima legittima vittoria giudiziaria non può trasformarsi nella cancellazione del Tempio”: con queste parole Massoneria Legalitaria offre ad Antonio Seminario la possibilità storica di essere co-costruttore del futuro comune. Voce di Hiram riceve e noi pubblichiamo
Carissimi F.lli della Redazione di Voce di Hiram,
credo che la crisi del Grande Oriente d’Italia debba ormai essere osservata da una prospettiva diversa. Da due anni discutiamo di chi abbia vinto, di chi occupi legittimamente il vertice e di quale decisione giudiziaria possa chiudere il conflitto. Ma il problema più profondo non consiste più soltanto nello stabilire chi debba governare: consiste nel comprendere chi sia capace di rendere possibile il giorno dopo della vittoria.
Le Istituzioni non crollano soltanto quando due uomini rivendicano la stessa carica. Crollano quando nessuno riesce più a trasformare la forza in autorità riconosciuta. I Romani distinguevano la potestas, ossia il potere formalmente esercitato, dall’auctoritas, cioè la capacità di ottenere fiducia, riconoscimento e obbedienza. In questi due anni il G.O.I. ha continuato a produrre atti, comunicazioni e deliberazioni, ma ha progressivamente consumato quella comune autorità senza la quale il comando resta forma e non diventa governo.
L’articolo 36 del Codice civile ricorda che l’ordinamento delle associazioni non riconosciute deriva dagli accordi degli associati. Il potere non appartiene dunque a chi occupa una carica, ma alla comunità che gliela conferisce secondo le proprie regole. Gli organi non sono proprietari dell’Istituzione e nessuno può trasformare una funzione temporanea in un diritto personale alla permanenza.
Il F.llo Leo Taroni non è soltanto il titolare di una pretesa elettorale rimasta senza piena attuazione. È colui che, pur rivendicando la vittoria e il rispetto del voto, ha compreso che una futura affermazione giudiziaria potrebbe consegnargli un G.O.I. formalmente riconquistato, ma politicamente devastato. Per questo non propone l’annientamento dell’avversario, bensì la ricostruzione dell’Istituzione.
Qui si trova la vera originalità e, permettetemi di dirlo, la superiorità politica della sua posizione.
Il F.llo Antonio Seminario rappresenta una parte ampia e organizzata della Comunione, particolarmente radicata in Calabria e rilevante anche in Sicilia. Quel consenso non gli attribuisce una sovranità parallela, ma rende politicamente necessario assicurare adeguata rappresentanza ai F.lli che continuano a riconoscersi in lui.
Al F.llo Leo Taroni spetta il diritto e il dovere di guidare, perché il voto deve finalmente diventare governo. Ai F.lli che sostengono il F.llo Antonio Seminario deve essere garantito di non essere cancellati, umiliati o trattati come una comunità nemica. Il vincitore deve poter governare; chi ha raccolto un vasto consenso deve poter concorrere dignitosamente alla ricostruzione. Questa non è una spartizione, ma la condizione minima di ogni ordinamento maturo.
L’eventuale funzione riconosciuta al F.llo Antonio Seminario dovrebbe quindi essere intesa non come una seconda sovranità, né come una sanatoria del passato, ma come garanzia della transizione. Il suo compito storico potrebbe essere quello di accompagnare i propri sostenitori dentro il nuovo corso, dimostrando che riconoscere la guida del F.llo Leo Taroni non significa rinnegare il proprio voto, ma impedire che quel consenso venga consumato in un’opposizione senza fine.
Il tavolo non dovrebbe dunque discutere se il F.llo Leo Taroni abbia titolo a guidare la ricomposizione, ma come la sua vittoria possa trasformarsi in un governo autorevole e inclusivo e come il consenso del F.llo Antonio Seminario possa diventare rappresentanza responsabile, anziché permanere quale centro alternativo di legittimazione.
Anche la questione degli interlocutori va ricondotta a questo livello. Non interessa chi disponga di maggiore influenza informale o di più poteri di veto; interessa sapere chi possieda l’autorità di concludere il conflitto. Dalla parte del F.llo Leo Taroni la direzione è chiara e il F.llo Francesco Borgognoni è il referente designato. Dall’altra parte occorre un soggetto realmente capace di assumere impegni, garantirne l’osservanza e impedire che ogni possibile intesa venga travolta da successivi ripensamenti.
Gli articoli 1337 e 1375 del Codice civile impongono correttezza e buona fede. Trasposti sul piano politico-associativo, tali principi significano che non si può aprire un negoziato soltanto per guadagnare tempo, misurare la forza altrui o disperdere le responsabilità. Pacta sunt servanda, ma prima ancora occorrono uomini capaci di concludere un patto e di farlo rispettare.
Ed è qui che si apre la questione più delicata.
Che cosa accadrà se il F.llo Antonio Seminario non raccoglierà questa apertura?
Non avverrà necessariamente un crollo immediato, né è possibile anticipare con certezza l’esito dei giudizi ancora pendenti. Accadrà però qualcosa di politicamente irreversibile: il F.llo Seminario perderà la possibilità di presentarsi come colui al quale non sia mai stata offerta una via d’uscita dignitosa.
Da quel momento il conflitto cambierà natura. Non sarà più la lotta tra due parti che non hanno trovato un punto d’incontro, ma diventerà la conseguenza di una proposta di ricomposizione respinta o lasciata deliberatamente cadere. Il F.llo Leo Taroni avrà dimostrato di avere anteposto la salvezza della Comunione alla rivendicazione integrale delle proprie ragioni; il F.llo Seminario dovrà invece spiegare ai F.lli perché abbia preferito affidare il futuro del G.O.I. all’incertezza dei giudizi, alla prosecuzione delle spese, all’inasprimento delle responsabilità e alla definitiva cristallizzazione della frattura.
Il rifiuto avrebbe inoltre una conseguenza ancora più grave per la stessa base seminariana. I F.lli della Calabria e della Sicilia, oggi forti perché uniti attorno a una leadership riconoscibile, rischierebbero di essere condotti verso una battaglia nella quale potrebbero perdere non soltanto una posizione di vertice, ma anche la possibilità di negoziare da protagonisti il futuro assetto della Comunione. Le occasioni politiche non restano aperte per sempre: una rappresentanza oggi offerta come garanzia potrebbe domani essere ridotta, per effetto degli eventi, a semplice opposizione senza capacità di incidere.
Il F.llo Antonio Seminario non è dunque chiamato a scegliere tra vittoria e resa. È chiamato a scegliere tra una transizione nella quale il proprio consenso conserva dignità e funzione, e una prosecuzione del conflitto nella quale quel medesimo consenso rischia di essere trascinato dentro una sconfitta non soltanto giuridica, ma storica.
Qualora il tavolo venisse rifiutato, il F.llo Leo Taroni non potrebbe essere accusato di aver provocato il giorno dopo più duro. Avrebbe il diritto politico e il dovere istituzionale di tutelare sino in fondo la propria posizione, il voto ricevuto e gli interessi della Comunione, adottando nelle sedi competenti tutte le iniziative necessarie. Non si tratterebbe di vendetta, ma della conseguenza naturale del venir meno dell’unica alternativa responsabile alla decisione giudiziaria.
Nemo auditur propriam turpitudinem allegans: nessuno può trarre vantaggio o giustificazione dalle conseguenze di una condotta che egli stesso abbia determinato. Chi rifiutasse una soluzione dignitosa non potrebbe poi invocare la durezza degli eventi successivi come se essi fossero stati imposti unilateralmente dal F.llo Leo Taroni.
Per questo proporrei a Voce di Hiram non l’ennesimo appello alla pace, ma un Manifesto del giorno dopo.
Un documento che riconosca al F.llo Leo Taroni il diritto e il dovere di guidare la ricostruzione, affidando al F.llo Antonio Seminario la responsabilità di trasformare il proprio consenso da strumento di resistenza a garanzia della pacificazione.
Il F.llo Leo Taroni non sta chiedendo al F.llo Antonio Seminario di arrendersi. Gli sta offrendo la possibilità di non essere ricordato come l’ultimo presidio della crisi, ma come il F.llo che contribuì a chiuderla.
Qualora questa possibilità venisse respinta, il giorno dopo arriverebbe comunque.
Ma arriverebbe senza accordo, senza garanzie e senza che nessuno possa più sostenere di non aver avuto la possibilità di evitarlo.
Salus rei publicae suprema lex esto.
Il F.llo Leo Taroni ha già indicato il giorno dopo. Ora spetta al F.llo Antonio Seminario scegliere se entrarvi da garante della ricomposizione o esserne raggiunto dagli eventi.
Con Triplice Fraterno Abbraccio
Ulabantor