TAVOLA: “IL BARO, IL FILOSOFO E IL MASSONE”
Sul tema: Truccare le carte nella vita
Fratelli tutti,
dicono, quelli che studiano le dinamiche celesti, che a volte Dio sembra giocare a dadi con l’universo. Einstein se ne lamentava.
Io dico di peggio: Dio distribuisce le carte e poi va a fumarsi il sigaro!
A qualcuno capita il due di picche, a qualcun altro un Asso. Non è giusto? No. È la vita.
Il problema nasce quando qualcuno inizia a pensare: “Non è giusto, quindi baro!“.
Il baro è il primo filosofo. Perché? Perché per primo si fa questa domanda: “Le regole valgono davvero, o valgono solo per i fessi?“
I bari sono solitamente di tre tipi:
Il Baro Cinico – È quello che ti dice: “Fratello, il mondo è una bisca. Se non imbrogli, sei pollo!“.
Ha letto Machiavelli a metà e il Vangelo mai.
Il suo problema è che vince dieci mani ma poi lo cacciano dalla bisca. E si ritrova solo, con le tasche piene e le mani vuote.
Il Baro Morale – Il più pericoloso. Quello che trucca “per una buona causa”. Dice lui.
“Baro per dare da mangiare ai miei figli“, “Baro per il bene della mia Loggia“, “Baro per il bene dell’Ordine”.
È l’uomo che mette il G.A.D.U. a fare da palo mentre lui segna le carte.
Usa l’ideale come scusa per l’illecito. È Oreste che ruba nel mercato, ma “per il bene di Atene”.
Il Baro di Se Stesso – Il peggiore. Quello che si racconta: “Non sto truccando, sto solo… ottimizzando!“. È il classico selfie col filtro, oppure il cv gonfiato, quello che “sono arrivato da solo”, detto davanti a tre generazioni di blasone e raccomandazioni.
Non inganna gli altri, inganna lo specchio. E lo specchio, Fratelli, è il primo Altare che abbiamo.
La squadra fa angoli retti. Il baro fa angoli storti.
Il compasso misura distanze uguali. Il baro misura: “quanto posso espormi senza farmi beccare?”.
Il filo a piombo cade sempre dritto. Il baro no. Cade: prima o poi.
In Massoneria non vinciamo. Miglioriamo.
E migliorare è la cosa più noiosa del mondo: studiare, sbagliare, ricominciare.
Truccare invece è adrenalina, e vincere subito, e facile! È anche per questo che è così seducente.
Sembra che fregare l’altro diventi il solo modo di stare al mondo! E allora eccoli, i mezzucci, le scorciatoie, convocare una Gran Loggia straordinaria senza indicarne i “gravi motivi”, solo allo scopo di “giocare” i fratelli, “seminare” i giudici, alla fine… imbrogliare se stessi.
Sapete qual è il problema di chi trucca le carte nella vita? Che prima o poi si dimentica che sta truccando.
Inizia a credersi fortunato. Inizia a credersi bravo. Inizia a servire “Relazioni morali” agli altri, e invece quella “Relazione morale” serve unicamente per scopi personali e meschini.
Chi diventa un Guru del “come si fa a fregare”… E lì, Fratelli, che è perduto! Perché ha scambiato il trucco per talento.
Noi, invece, in Loggia ogni tanto ci mettiamo il grembiule, ci ricordiamo che siamo pietre grezze, e ci facciamo dare qualche martellata. Umiliante? Sì. Onesto? Anche.
Alla fine della partita, che sia quella al campetto di quando si era ragazzi o quella giuridica, per difendere un ideale, o la vita, Fratelli, non ci chiederanno quanti gol abbiamo segnato o se abbiamo sempre vinto. Ci chiederanno: “Hai giocato con le carte che ti erano state date? Hai barato? Hai aiutato chi aveva carte peggiori? Hai alzato il tavolo e te ne sei andato quando il gioco era sporco?“
Forse l’unica vera regola in Massoneria è questa: trasformare un due di picche in una buona storia da raccontare. Senza Assi nella manica.
Fr. Leo Taroni