Dopo il disvelamento delle carte dell’inchiesta Matrix della Dda di Reggio Calabria, con i dialoghi segreti tra un “maestro” del Grande Oriente d’Italia e Fortunato Marino (all’epoca non indagato – anno 2023), e la relativa proposta di “gemmazione” per affiliare il gruppo del capoclan ‘ndranghetista di Aretina, scoperta dal Canale Telegram “Notizie massoniche italiane” una Lettera inviata dal Vertice di Massoneriia Legalitaria al Direttore di un impegnato Quotidiano antimafia del Sud Italia. In essa la richiesta di aiuto al fine di codificare, nell’ordinamento massonico, i reati di associazione mafiosa e concorso esterno come “colpe massoniche” perseguibili dai “Pubblici ministeri” dei tribunali Giustinianei
Gentile Direttore,
mi scuso se utilizzo questo mezzo indiretto per scriverLe, ma purtroppo i regolamenti massonici mi impongono di non avere contatti diretti con i media.
Le voglio esprimere gratitudine per quanto il suo giornale sta facendo per l’ala legalitaria della Massoneria italiana, che ho l’onore e l’onere di rappresentare. Ma non solo.
Mi piacerebbe, tramite questo messaggio, farLe anche comprendere fino in fondo l’importanza storica del compito che forse non del tutto consapevolmente ha voluto assumersi, e l’impatto che un suo impegno ancora più diretto potrebbe avere sulle sorti dell’annosa questione “massomafia”.
Premessa: siamo su un terreno inesplorato. Mi spiego, e cercherò di farlo in modo semplice, lasciando ad un successivo eventuale nostro scambio di entrare più nei dettagli tecnico-regolamentari (che hanno il loro interesse).
Deve sapere, Direttore, che la Massoneria del Grande Oriente d’Italia costituisce oggi l’85% della cosiddetta Massoneria regolare italiana; quella cioè riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra, che è la Gran Loggia madre del mondo.
Il Grande Oriente d’italia ha circa 20.000 iscritti divisi per Circoscrizioni, le cui più importanti e numerose sono quelle di Calabria e Sicilia. Ora, deve sapere che il Grande Oriente esercita una potestà sui propri affiliati molto penetrante, tanto che, a differenza che nelle normali associazioni, nel GOI un ruolo importantissimo lo svolgono i Tribunali interni, con grado di tecnicismo giuridico pari a quello dei Tribunali statali.
Questi Tribunali massonici regolano la vita dell’Ordine, facendo rispettare l’Ordinamento giuridico massonico.
L’Ordinamento massonico è una sorta di diritto civile, penale e amministrativo condensato in un Regolamento parallelo a quello statale.
Divergere dalle statuizioni di questo Regolamento significa essere espulsi, con la perdita di ogni tipo di privilegio massonico, compreso il dovere di solidarietà, aiuto e segretezza tra gli associati. So cosa sta pensando, ed ha perfettamente ragione… sembra la descrizione di una sorta di “società separata” dal contesto civile di uno Stato democratico e popolare.
Proprio per questo motivo l’impegno del massone è (o sarebbe) quello di non abusare della “struttura” a sua disposizione, perché l’abuso costituisce anch’esso una “colpa massonica”.
Questa lunga premessa è servita per arrivare al dunque: la “colpa massonica”.
Il suo giornale omissis, a firma del omissis, ha messo il dito nella piaga meglio celata della Massoneria italiana!
Le colpe massoniche, infatti, non sono affatto tutti gli illeciti e i reati stabiliti dai codici civile e penale italiani. Cosa sia colpa massonica o meno è stabilito, all’interno della Massoneria, esclusivamente dai Tribunali massonici, su azione dei Pubblici Ministeri massonici, che endoassociativamente si chiamano “Oratori”. Esiste il Grande Oratore, una sorta di Procuratore nazionale, e poi gli Oratori dei vari Collegi circoscrizionali e per finire gli Oratori delle singole Logge.
Questi Pubblici Ministeri massonici promuovono l’azione di “incolpazione massonica” sulla base dell’Ordinamento massonico. Ed è soltanto tramite un processo massonico che un affiliato può perdere il titolo di “affiliato”, e con esso tutti i privilegi di aiuto, copertura e assistenza garantiti dalla nostra organizzazione.
Senza processo massonico non ci può essere espulsione. E senza incolpazione massonica non vi può essere processo massonico. Dunque: senza colpa massonica non vi può essere incolpazione massonica da parte degli Oratori, e conseguentemente non vi può essere neppure processo massonico. Quindi, è chiaro che non vi potrà mai essere neppure alcuna espulsione decretata da alcun Tribunale massonico! Tribunale che per i casi più gravi è la Corte Centrale dell’Ordine, con sede a Roma. Una sorta di “Corte di Cassazione” massonica interamente controllata dal potere esecutivo, ciò dal Gran Maestro e dalla giunta del Grande Oriente d’Italia.
Da anni i giornali si domandano perché, pur in presenza di gravi reati collegati alle mafie, il Grande Oriente d’Italia non proceda ad espellere i propri condannati per reati di Mafia… Ora capisce il perché? Perché manca il titolo stesso per procedere!
Questa verità non l’ha mai svelata nessuno prima d’ora, perché è una verità segreta e scomodissima: per l’Ordinamento massonico il reato di associazione mafiosa (a qualsiasi titolo) non esiste! Non è “colpa”! È comportamento tollerato.
E questo per una precisa scelta politica dei Gran Maestri, delle giunte e di tutti gli organi dell’Ordine che si sono succeduti in questi decenni, dallo scandalo della P2 in poi.
Nel ’92, per la verità, il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo volle provare a chiedere che il potere di espulsione venisse concesso, almeno per questi gravissimi reati, al Gran Maestro, ma fu bloccato.
Provi ora a domandarsi perché proprio l’associazione mafiosa e il concorso esterno non sono codificati dai nostri Regolamenti quali “colpe massoniche”…
La risposta è brutale: perché esiste evidente una contiguità, in certi ambienti e in certi contesti territoriali, che non lo consente. Questa è la sola amara verità.
Io sto provando da dentro, a sistemare questa ed altre ferite, per provare a sterzare e dare un futuro di legalità al nostro movimento, che ha pure tanti lati positivi.
Però non basta! Da soli non ce la facciamo, abbiamo – ho – bisogno della società civile.
Peppino impastato ci ha insegnato che le Mafie hanno bisogno del disimpegno. Noi massoni perbene abbiamo oggi bisogno, invece, che la società civile, soprattutto calabrese e siciliana, si interessi a noi e ci aiuti a rescindere i legami storici e culturali che nel Sud abbiamo con le consorterie criminali!
L’impegno suo, in prima persona, dalle pagine del Suo giornale, avrebbe in questo senso un significato dirompente. E certamente non di parte. Perché la lotta alle Mafie non deve avere una parte! Ma deve costituire un humus condiviso, l’etica al minimo comun denominatore di un tessuto civico capace di valorizzare la legalità come cemento morale edificante lo stato di diritto.
Ci troviamo a combattere contro un potere radicato e fortissimo, che opera ogni giorno per corrompere, inghiottire, togliere speranza e avvelenare ogni pozzo. Ma sento in me un compito grande e faticoso: il dovere di farcela.
Oso quindi chiederLe un aiuto. Non per la parte che rappresento, ma per il tema che porto avanti: l’introduzione nell’ordinamento massonico dell’associazionismo mafioso e del concorso esterno quali fattispecie autonome di reato, e la conseguente specifica previsione dei reati collegati alle mafie quali “colpa massonica”.
Solo così potremo finalmente espellere dal Grande Oriente d’Italia personaggi pluricondannati per reati di Mafia o con condanna passata in giudicato per associazione mafiosa o concorso esterno.
Resto a sua disposizione e Le invio i miei più cordiali saluti.