Fa discutere la Massoneria italiana una Tavola architettonica letta a Palmi nel marzo scorso. Tra puristi latomisti e buongustai, per una volta non si parla di Seminario e di Taroni
V∴ M∴, Fratelli tutti,
Chiedo la Parola sul tema: “LA ‘NDUJA CALABRESE: SIMBOLO DELL’OPERA DI PURIFICAZIONE E COESIONE”
Fratelli, nulla nell’Opera è volgare. Anche il cibo della terra può farsi Strumento.
Prendiamo la ‘nduja, prodotto della nostra Calabria, e poniamola sul piano di lavoro, accanto al Mazzuolo e allo Scalpello.
Perché? Perché l’Opera non si fa solo di marmi. Si fa di ciò che abbiamo.
E la ‘nduja è terra, fuoco e pazienza messi insieme.

IL MAIALE MACINATO COME LA PIETRA GREZZA
È la materia prima. Diversa, disgregata, piena di parti.
È l’Apprendista quando entra: pensieri confusi, passioni, vizi.
Il primo lavoro è macinare: umiliare l’orgoglio, riconoscere di essere tutti della stessa pasta.
Prima di costruire, bisogna sbozzare. Prima di unire, bisogna riconoscersi uguali.
IL PEPERONCINO È IL FUOCO DELLA PROVA
Senza peperoncino è solo carne. Con il peperoncino quella carne diventa ‘nduja.
Il peperoncino brucia. Purifica. Non lascia indifferenti.
È il Fuoco dell’Iniziazione. È la domanda scomoda. È la disciplina di Loggia.
Una Loggia senza fuoco è una mensa. Una Loggia col fuoco forma Uomini.
Attenzione però: troppo fuoco brucia, troppo poco è tiepido. Qui opera la Squadra.
IL SALE E L’AFFUMICATURA SONO IL TEMPO E IL GIURAMENTO
Il sale conserva. Il fumo matura.
La carne salata non si mangia subito. Bisogna attendere.
È il Giuramento che ci previene dall’errore. È il Tempo che in Loggia ci matura.
L’Apprendista vuole tutto subito. Il Maestro sa che l’Opera ha i suoi tempi.
LA LEZIONE MORALE: LA SPALMABILITÀ
Fratelli, la ‘nduja ha una proprietà unica: “non si taglia, si spalma”.
Il salame si divide a fette. La ‘nduja spalmata unisce.
Entra nelle porosità del pane. Non fa muri, crea generoso e saporito contatto.
Questa è la Fratellanza!
Non ci si impone. La ‘nduja ci insegna ad adattarci senza perdersi.
È entrare nella vita dell’altro per dargli calore e gusto, senza pretesa di imposizione, senza “tagliarlo”.
Concludendo, Fratelli:
La ‘nduja ci ricorda che l’Opera Massonica è trasformazione di materia umile in nutrimento.
È prendere il piombo delle nostre debolezze, aggiungerci il fuoco della disciplina, e con il sale del giuramento e il tempo della pazienza, ottenere qualcosa che scalda e nutre i Fratelli.
Vi lascio con un quesito per la vostra meditazione in Colonna:
“Io, oggi, sono più simile al pane freddo che si conserva da solo, o alla ‘nduja, che accetta di bruciare per scaldare gli altri?”
Ho detto.
Letta in Loggia aperta a Palmi, marzo 2026